Mia nonna, malata d’alzheimer, mi ha insegnato a vivere - A lei devo tutto, grazie nonna!
 
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    Spataro Riflessioni 22/02/2016 22/02

    Mia nonna, malata d’alzheimer, mi ha insegnato a vivere

    A lei devo tutto, grazie nonna!

    L'alzheimer è una malattia neurodegenerativa che inizialmente si manifesta attraverso "sintomi" ambigui e poco riconducibili ad una malattia: piccole dimenticanze, sviste e comportamenti insoliti sono solo l'inizio. 

    Così anche mia nonna, 6 o 7 anni fa, ha iniziato a dimenticare dove riponeva gli oggetti, a nascondere le proprie cose quasi con la paura che qualcuno gliele potesse prendere. "Eppure – pensavo tra me e me – nonna non è così, è sempre stata generosa e pronta a darci tutto già prima che gli venisse chiesto. Ora come mai fa così? Le sarà capitato qualche spiacevole episodio?", continuavo a rimuginare.
    Intanto man mano che i mesi passavano iniziava a dimenticare il gas acceso, l'acqua aperta, era sempre più confusa e disorientata. Inizialmente io e la mia famiglia spesso ci arrabbiavamo, non capivamo cosa le stesse succedendo e, prima di scoprire la malattia, attribuivamo a lei le "colpe" di tutte quelle stranezze che pian piano stavano emergendo.

    Quando finalmente, dopo circa un annetto, abbiamo pensato che era il caso di rivolgerci ad uno specialista, le è stato diagnosticato sin da subito l'alzheimer. Nè noi nè nonna sapevamo a cosa stessimo andando incontro perciò abbiamo iniziato le cure e con tanta speranza e pazienza cercavamo di sopperire alle marachelle di nonna.
    Purtroppo le medicine hanno fatto ben poco e nel giro di pochi anni la malattie è progredita in modo abbastanza veloce attraversando diverse fasi: piano piano ha iniziato a fare confusione nel riconoscere i componenti della famiglia, a disorientarsi anche in casa, a perdere il controllo di sè stessa. Non tutte le notti riusciva a dormire e quando rimaneva sveglia voleva alzarsi per "tornare a casa sua". Quando diceva così si riferiva alla sua casa natale. Col passare dei mesi e degli anni è diventato sempre più difficile gestirla fino a che prima di cadere rompendosi il femore, era arrivata al punto di non poter essere lasciata sola nemmeno 3 minuti: è come se fosse tornata piccola, come una bimba.

    A luglio, come sul cotto l'acqua bollente, è caduta e si è rotta il femore: siamo stati in ospedale 10 giorni e poi in un centro riabilitativo per 2 mesi fino a che, a settembre, l'abbiamo portata a casa. Oggi nonna è come una bambina: dobbiamo farle tutto, darle pastina e omogeneizzati e farle facce strane per farla ridere. Lei parla, ma quello che dice non sempre si capisce, forse non ci riconosce, non so se sa chi siamo ma sono certa che sente tutto il nostro amore. Sono certa che nonna, nonostante la malattia, senta tutto il bene che le vogliamo ed è per questo che riesce a ridonarcene 1000 volte tanto. Perché a noi non servono le parole per comunicare, noi comunichiamo con gli occhi, direttamente al cuore.

    Ma, la cosa che più mi fa riflettere e per cui devo ringraziare Gesù, mia nonna e forse un pò anche questa mostruosa malattia, è come lei, incredibilmente, stia riuscendo ad insegnare a tutta la famiglia l'amore, quello vero. Nonna è stata, è e sarà la mia maestra di vita: a lei devo l'aver imparato a sorridere col cuore, a lei devo l'aver imparato l'amore. A lei devo tutto! Grazie alla mia nonna.

    Lorenza di Candilo


    Parole chiave:

    alzheimer , malattia , nonni

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