Liliana Segre - All’Università degli studi di Chieti
 
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Spataro Attualità 15/11/2018 15/11

Liliana Segre

All’Università degli studi di Chieti

LILIANA SEGRE
Martedì 30-10-2018
Università degli Studi G. D’Annunzio- Chieti

Il giorno 30 ottobre gli alunni delle classi terze di Gissi, San Buono e Furci si sono recati a Chieti presso l’Università degli Studi G. D’Annunzio per assistere al conferimento del titolo di membro onorario del corpo accademico alla senatrice a vita Liliana Segre.

La senatrice, di origine ebraica, ha raccontato con voce dolce la sua infanzia ai tempi delle leggi razziali. All’età di 8 anni venne espulsa dalla scuola elementare che frequentava, molte volte la ragazza si chiese il perché, le sembrava ingiusto ed ancora oggi non riesce a trovare una risposta. Abitava sola con il padre ed i nonni paterni, ma dopo averli lasciati in un ospedale, il padre promise a Liliana che sarebbero scappati in Svizzera, dove si sarebbero salvati e così fecero.Appena superato il confine, come clandestini, vennero scoperti e catturati da soldati tedeschi. Vennero portati in un campo in Italia quando Liliana aveva 13 anni. Dopo 40 giorni furono traferiti ad Auschwitz e da quel momento Liliana non rivide più suo padre, morto poco dopo. Qui tutti perdevano l’identità e i loro nomi venivano sostituiti da numeri che i prigionieri portavano sul braccio. Successivamente, grazie ad una signora che si era finta sua madre, Liliana riuscì a salvarsi dalle camere a gas e fu trasferita in un campo di lavoro dove venne impiegata in una fabbrica di munizioni. Liliana, essendo in buone condizioni fisiche, poté continuare a lavorare al contrario della sua compagna Janine, che a causa di un infortunio venne portata nelle camere a gas. Liliana le voleva tanto bene perché era molto dolce con lei e si rammarica ancora di non averla salutata un’ultima volta. Quando Liliana aveva 15 anni il campo dove si trovava venne evacuato e lei, insieme agli altri, si incamminò affrontando la marcia della morte verso la Germania. L’arrivo dei Russi era vicino e tutti erano convinti che i Tedeschi avrebbero perso. La senatrice ha ricordato un particolare molto importante: un comandante nazista, che una volta aveva scaraventato Liliana a terra, si tolse la pistola di dosso per raggiungere i suoi familiari. La bambina Liliana  avrebbe voluto prendere l’arma e sparare al comandante, ma capì che non avrebbe mai potuto uccidere un’altra persona, e fu in
quel momento che scelse di diventare la donna libera e la donna di pace che è ancora oggi.
Quattro mesi dopo tutti i sopravvissuti vennero salvati dall’Armata Rossa e Liliana andò a vivere dai nonni materni, di origini marchigiane, unici sopravvissuti della sua famiglia.
E’ stata un’esperienza che ha toccato, fatto riflettere e commosso tutti i presenti.

Classe IIIA e IIIB S.S. I Grado di Gissi

Istituto Omnicomprensivo "G. Spataro"

di Redazione Spataro


Parole chiave:

cultura

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