Gruppo Patrioti Maiella - Una lezione di Storia
 
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    Spataro Iniziative 18/06 18/06

    Gruppo Patrioti Maiella

    Una lezione di Storia

    Sabato 13 aprile 2019, noi alunni delle classi terze di Gissi, San Buono e Furci, abbiamo fatto il viaggio d’istruzione a:

    • GESSOPALENA
    • SACRARIO DELLA BRIGATA MAIELLA
    • MUSEO NATURALISTICO ARCHEOLOGICO DELLA MAJELLA

    Partiti alle 7:30 dalla scuola, siamo andati a Gessopalena, dove abbiamo incontrato la guida che ci ha accompagnati.

    Gessopalena è un paese scavato nel gesso, minerale di cui quella roccia è ricca, in una posizione dominante sul paesaggio circostante, situato davanti Torricella Peligna, anch’essa costruita sulla stessa pietra.

    Le case erano piccole, ma edificate su vari piani, come i palazzi, arrivando addirittura a 4/5 piani di una stanza ciascuno.

    La maggior parte degli abitanti lavorava nelle miniere di gesso situate sotto il paese e questo fu una fortuna perché, quando furono costretti a lasciare Gessopalena e recarsi altrove, trovarono facilmente impiego in una cava o in miniera.

    La guida ci ha raccontato che in tutte le case, una volta evacuate, venne messa una pentola contenente una bomba per farle saltare in aria; solo pochissime rimasero parzialmente integre (secondo alcuni perché avevano le finestre aperte e quindi lo scoppio non ha provocato lo stesso effetto che nelle altre). Ci ha inoltre detto della strage di Sant’Agata e della successiva formazione del Gruppo dei Patrioti che costituirà poi la Brigata Majella.

    Successivamente siamo stati al sacrario della Brigata Majella e la guida ci ha parlato, appunto, della Brigata Majella, della sua nascita, sviluppo e del coraggio dei patrioti, che hanno voluto continuare l’avanzata per la liberazione del resto dell’Italia.

    La Brigata Maiella fu una formazione militare della Resistenza italiana attiva durante la Seconda Guerra Mondiale; ma il vero nome è quello di Gruppo Patrioti Maiella.

    Una storia iniziata nel dicembre del ’43 a Casoli, con un patto d’onore firmato a matita da 15 volontari, e terminata a maggio del ’45 ad Asiago, dopo la lunga e sofferta risalita dell’Italia a fianco delle truppe Alleate con 1.500 maiellini che avevano scelto di combattere per riconquistare la libertà e la democrazia perdute nel 1922.

    I patrioti abruzzesi furono i primi e i soli a vincere la diffidenza degli inglesi e ottenere le armi per difendere il loro paese, le loro donne, le loro case e le loro cose.

    Furono gli unici a non essere disarmati, nel giugno del ’44, alla liberazione dell’Abruzzo. Spontaneamente hanno deciso di continuare a combattere per liberare gli altri italiani dal nazifascismo. Quando l’avvocato socialista Ettore

    Troilo, già segretario di Giacomo Matteotti, aveva legato a sé e alla causa degli alleati i primi 15 volontari, gli accordi erano chiari: nel corpo volontari della Maiella non si faceva politica, ma ognuno la pensava come voleva; si poteva andar via in qualsiasi momento senza spiegazioni: non c’erano né commissario politico né partiti del comitato di liberazione nazionali.

    Avevano deciso da subito di chiamarsi “patrioti” e non “partigiani” perché si rifacevano ai valori risorgimentali della patria che il fascismo aveva distorto e svilito nel nazionalismo.

    I loro unici colori erano quelli della bandiera italiana, senza lo scudo dei Savoia, perché la ritenevano una monarchia responsabile del fascismo e dei disastri della guerra perduta.

    Il 14 novembre 1963, per mano del ministro della Difesa Giulio Andreotti, la bandiera del Gruppo Patrioti della Maiella viene decorata con la Medaglia d'Oro al valore militare; la cerimonia ufficiale si tenne a Sulmona il 2 maggio 1965.

    I combattenti della Maiella furono decorati anche con 11 Medaglie d'Argento al valor militare, 34 Medaglie di Bronzo e 144 Croci di Guerra.

    Nel Museo naturalistico archeologico abbiamo visitato, con un’altra guida, la parte interna e quella esterna del museo.

    Nel giardino botanico abbiamo visto le piante presenti alle varie altitudini montane: dalle piante officinali e aromatiche ai faggi e agli abeti; inoltre c’era uno stagno per poter osservare insetti e piante delle zone paludose.

    Dentro invece c’erano degli animali imbalsamati tipici della zona, come la lepre, le cornacchie, i camosci, la faina ed altri. Poi c’era un teschio di quello che è stato appunto chiamato “Uomo della Majella”; questo teschio è stato attribuito a una donna, perché ha i denti consumati a causa del fatto che le donne dovevano lavorare le pelli e per farlo le mordevano.

    Prima di riprendere l’autobus ci hanno portati a vedere i camosci: noi ne abbiamo visti tre.

    Quindi simo risaliti sul pullman e verso le 18 siamo tornati.

    E’ stata una gita bella ed istruttiva, in cui abbiamo potuto vedere dal vivo ciò che avevamo letto e studiato solo sui libri.

    Classe IIIA e IIIB Scuola Secondaria Primo Grado Gissi

    di Redazione Spataro


    Parole chiave:

    iniziative

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